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Quello che i Poker Player hanno imparato dai Business Man

Quando parlo di Poker con mio padre lui, auto-proclamandosi il più grande giocatore della Milano anni 60/70, mi racconta sempre un aneddoto. Classica ambientazione da bisca: fumo, alcol e ore piccole, lui, i suoi amici e compagni di studi, si ritrovano a giocare da ore a casa di qualcuno e, ad un certo punto della partita, su un piatto di poche lire, mio padre racconta, sparava una puntata di un importo assolutamente sproporzionato al piatto, assurdo, immorale, da bancarotta. E il bersaglio era sempre un suo vecchio amico d’infanzia, probabilmente anche parecchio sensibile ai soldi, che, non avendo certo voglia di rischiare la casa per pochi soldi decideva sempre di lasciare la mano qualunque fosse il punto che tenesse in quel momento. A questo punto mio padre tutto tronfio girava delle carte spazzatura al grido di “Non hai coraggio fellone, tutte le volte!”.

Quando mi racconta questo aneddoto mio papà si riferisce sempre al Poker a 5 carte, ovviamente, che andava forte all’epoca. Un gioco in cui le informazioni che si potevano raccogliere durante la mano, o la partita, erano molto poche poiché le carte erano tutte coperte dall’inizio alla fine della mano. E molto spesso non c’erano limiti di puntata. Poteva diventare un gioco molto “di nervi”. Mio padre giocava sui nervi del suo avversario perché sapeva che non gli avrebbe mai retto la pompa per chiamare una puntata eccessiva indipendentemente dal valore delle mani.

Per anni si è pensato che il Poker fosse un gioco di nervi, di tensione, di bluff e di capacità di reggere la pressione. Dove vinceva o chi, per fortuna, aveva le carte migliori o chi avesse coraggio per bluffare no brain. All’inizio anche il Texas Hold’Em, il Poker a 2 carte coperte e 5 comuni, probabilmente viveva su queste convinzioni. Poi, piano piano, i giocatori più attenti, con più voglia di studiare, con più voglia di capire le dinamiche e garantirsi un vantaggio rispetto al tavolo e agli avversari, hanno cominciato a notare che per prendere una decisione durante il gioco, fosse questa chiamare o passare la mano oppure chiamare una puntata di un qualche valore, si ritrovavano a dover utilizzare strumenti la cui natura era fuori dal gioco. Anche solo saper calcolare la probabilità che esca una carta piuttosto che un’altra era un’informazione preziosa, per non dire vitale, per poter prendere la decisione corretta. E così da concetti di Probabilità si è passati a basi di Microeconomia e a strumenti di Finanza.

Sai cos’è l’equity?

Beh, sappi che tutti i giocatore di Poker vincenti sanno cos’è, la calcolano continuamente e la usano in più fasi del gioco. E vincono milioni. Quelli bravi. Tanto da arrivare alla situazione, quasi paradossale, che broker finanziari hanno, negli anni, mollato il lavoro in Borsa perchè con le stesse competenze e gli stessi strumenti si sono resi conto che potevano fare molti più soldi giocando a Poker, valutando gli stessi rischi e le stesse opportunità. Probabilmente divertendosi anche di più.

Ma quindi il gioco del Poker non è più un gioco “di nervi”? Ma certo che sì, ma non solo. Se con nervi intendiamo tutta quell’area fatta da capire chi siamo e chi abbiamo davanti, notare particolari, atteggiamenti, smorfie o tic, comportamenti al tavolo e fuori. Infatti i giocatori di Poker, quelli capaci, non si sono accontentati di studiare i metodi quantitativi e trasportarli all’interno dei loro processi decisionali, ma si sono allenati anche a confrontarsi con elementi di Psicologia, Sociologia, anche Etica e tutta quell’area di studi “di relazione” che permettono di avere una visione ancora più completa della situazione che ci circonda prima di prendere una decisione che potrebbe spostare milioni.

Il gioco del Poker, per quelli capaci, è diventato col tempo un gioco di scelte, dove le scelte non sono altro che decisioni basate e guidate da un mix di competenze quantitative e attitudinali, che fanno la differenza tra chi vince e chi perde.

Il segreto per stare in alto è di far progredire le cose di cui hai bisogno. Rafael Nadal

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